Oggi è l’anniversario del primo scambio di battute tra me e il mio amico A.
A. non vuole mai uscire, è allergico ad ogni genere di organizzazione del tempo e non riesce a prendere appuntamenti. Non ci viene mai con me a prendere un caffè o un the, non vuole accompagnarmi in libreria, alle mostre, al cinema, è molto difficile che lui accetti di programmare un qualsiasi incontro se non a dieci minuti dall’incontro. Se gli chiedo di connettersi per fare due chiacchiere, non mi risponde, se cambio i miei programmi per venirgli incontro, s’incazza, se gli chiedo consigli, spesso evita di darmeli.
Si può dire che A. sia il mio migliore amico.
A. mi dà consigli soltanto quando non glieli chiedo, esce soltanto quando è di buonumore per la paura di rovinare tutto, pretende che io non forzi i miei orari e i miei impegni per lui, si prende cura della nostra amicizia con minuscole attenzioni, impercettibili e incomprensibili per la maggior parte delle persone, e c’è soltanto quando sa di poter garantire trasporto.
Io e A. riusciamo a vederci soltanto un paio di volte al mese, certi giorni ci scambiamo mail che contengono soltanto dei segni di punteggiatura, e, per sopravvivere in questo mondo, abbiamo deciso di partecipare al folle esperimento che consiste nell’applicare il multitasking alla depressione. In questo modo proviamo a cavarcela nel lavoro, tra la gente, nel mare delle ambizioni altrui e delle paroleparoleparole.
Il mondo di A. è pieno di
immagini/visioni/fotogrammi/suoni/progetti/libri/intenzioni/dolori/intuizioni e io qualche volta sto bene solo perché riesco a farne parte. A. a volte è acido come lo yogurt, ma se lo prendo in giro per questo, capita che si metta a ridere. Vorrei dire tante altre cose, ma non ce n’è bisogno.
A. vuole sempre vedere i lavori della metro e mi ha detto che un giorno mi regalerà un giro in metro, da anagnina a cornelia.
A. mi odierà per questo post.
Buon anniversario, mio caro caro A.


