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irrequietezze, depressioni, rabbie, depurazioni, disintossicazioni

poi capita che non voglia fare più niente. mangiare bere niente. dormire svegliarmi niente. telefonare scrivere le lettere elettroniche chattare mandare sms pranzare coi colleghi di un lavoro che mi durerà un solo mese niente. la testa mi diventa di ghiaccio la voce non esce più e mi sento i pensieri come spaghetti di piombo che si fondono gli uni cogli altri e diventano un grande male. prendere lavori sottopagati solo per necessità fottersi i weekend per smaltire lavori sottopagati niente. uscire col caldo a vedere le persone che poi non ti chiamano mai per sapere come stai niente. regalare socialità su piatti d’argento niente. prendere incarichi onerosi niente. stare tra la gente tanta tanta gente che passa urla beve finti poveri e finti ricchi finti artisti e veri artisti dolorose storie o storie di markette commerciali niente. gestire la sovraesposizione pur essendo un mostro emotivo niente. preoccuparsi della punteggiatura della comprensione degli errori degli sbagli miei e di quelli degli altri delle colpe delle leggerezze del fatto che tutti credano che io abbia un cuore di ferro niente. andate via. basta.

Aveva una meta?

Anzitutto cercavo di difendermi dal mio ambiente, di giustificarmi. Ma quando mi chiedevo: cosa fare di me stessa? non vedevo risposte. Pensavo che non valesse la pena vivere, eppure ci tenevo molto a vivere. Pensavo che nessuno scopo meritasse qualsiasi sforzo, e nello stesso tempo portavo avanti le mie iniziative con accanimento. Teoricamente ero già delusa da tutto in anticipo. In realtà lavoravo molto, volevo capire.

da Intervista di Madeleine Chapsal a Simone de Beauvoir (1960)

Scanners - Lowlife [Violence is golden - 2006]

NAPOLI - Un’irruzione “immotivata”, quella degli agenti del Commissariato Arenella, entrati ieri senza mandato al Policlinico II di Napoli dopo aver avuto notizia di un feticidio e trovatisi davanti invece un regolare aborto terapeutico, in pieno rispetto della legge 194.

Sporgerà denuncia?
“Ci sto pensando, visto il trattamento che la polizia mi ha riservato, avendo già affrontato un trauma terribile che mi fa ancora soffrire”.

Il prete intuisce tutto il pericolo, il nemico; la temibile rivalità è in lei, che lui mostra di disprezzare, la sacerdotessa della natura.

Questa enormità ha due conseguenze, in giustizia e in logica. Il giudice è sempre sicuro del fatto suo; chi gli compare davanti, non c’è dubbio, è colpevole, e, se si difende, ancora di più. La giustizia non deve faticare, rompersi la testa, per distinguere il vero dal falso. Si parte sempre da un partito preso. Il logico, lo scolastico non sottopone l’anima ad analisi, rendersi conto delle sfumature che vive non è affar suo, ne ignora la complessità, i contrasti intimi e i conflitti.

La Strega - Jules Michelet

- ma perché mi ami? -

- perché tra te e un kamikaze non c’è nessuna differenza -

sono vere poche cose. ma è vero che nessuna cavalleria arriva a salvare la principessa dei fallimenti.

sangue del tuo sangue, questa può diventare una bugia. il sangue del mio sangue non avverte pulsazioni anomale a distanza, concima solo un silenzio che gli altri arbitrariamente riempiono di possibilità, solo per non ammettere l’impossibilità.

io che imparo solo da chi crede di non poter insegnare nulla e che oscillo come un punching ball al ritmo dei vostri sfoghi, forse davvero non ho bisogno di altro.

guarirò da sola nella solita tana.

Dear Darkness, dear darkness, la notte punge e le assenze sono ascessi, mentre decollano tutti gli aerei che non mi contengono. Avevi ragione tu, sono rimasta sola a scartare gli avanzi, con le patatine light davanti ai film muti, per mimare discorsi e drogarmi di rumori, con i tazzoni di latte&orzo bio per calmare la gola dai pianti.

Non sono spaventata. Ho tante cose da imparare qui in provincia, dove per pigrizia non c’è competizione. Dovrei ricominciare a far visita ai vecchi amici e non pensare che nessuno mi voglia più vedere, solo perché sono stata troppo triste o troppo felice, o troppo fatta. Devo solo trovare uno scudo per tutto quel parlare di giovinezze perdute: parlano di forze che mancano, di cose che non si possono più fare, nostalgici ma anche sgomenti, come se un ufo, un dì, li avesse risucchiati, e poi vomitati trentenni senza istruzioni per l’uso. Sarà che io sono stata vecchia da principio e non lo sopporto.

Ho bevuto troppo poco per dormire, troppo per sentire voci buone che mi accompagnino alla resa: sono bloccata sul mio campo di battaglia, mi stendo su un letto che sarà infame, le mani e le gambe tremano bellicose.

Io sono nata troppo sensibile, troppo fiera ma troppo fragile.

Maria Callas

Per adesso non ho risolto nulla, ma mi sto preparando ad una svolta che non so ancora capire. Intanto ieri, durante l’odissea serale, in piedi e traballante, leggevo questo articolo di cui riporto un estratto. Ormai sono divertita e angosciata allo stesso tempo dalla fantascienza in cui mi sembra di vivere:

Nel 1950, l’inglese medio viaggiava circa 5 miglia al giorno. Ora viaggia circa 28 miglia, e si prevede che questa cifra raddoppi entro il 2025. Le tendenze di aumento della mobilità virtuale sono strettamente correlate con le tendenze di aumento della mobilità fisica, ma quello di quest’ultima sono di gran lunga maggiori. Il trasporto ed i mezzi di comunicazione consentono la “connessione” con tutti gli altri. Ma l’aumento della velocità di questi mezzi sta avendo delle profonde conseguenze sociali.

L’unica costrizione al comportamento che la tecnologia non può rimuovere è il numero di ore in un giorno. Al momento in cui ci si distribuisce più in largo, dobbiamo distribuirci più sottilmente. Se passiamo più tempo ad interagire con gli altri a distanza, dobbiamo passare meno tempo con quelli più vicini a casa. Se abbiamo contatto con più persone, siamo obbligati a dedicare minor tempo a ciascuno di essi. In società pedonali di scala minore, società “ipomobili”, tutti conoscono tutti. In società ipermobili, le comunità geografiche di una volta vengono rimpiazzate da comunità non-spaziali di interesse; passiamo, fisicamente, più tempo con persone che non conosciamo. I vantaggi della mobilità sono ampiamente pubblicizzate. Agli svantaggi viene dedicata minore attenzione. Molte delle caratteristiche sgradite della società ipermobile possono essere immaginate all’istante estrapolando delle tendenze già esistenti.

La società sarà più dispersa. Il processo di fusione suburbana accellererà. Muoversi ad alte velocità per lunghe distanze riduce gli spazi. Sono questi viaggi, per strada e aria, che stanno subendo i più grandi aumenti. Camminare e andare in bici, i mezzi di trasporto locali, democratici ed eco-compatibili, sono in forte diminuzione. Anche con motori perpetui a inquinamento zero ci saranno delle conseguenze ambientali negative. Aumenterà la superficie asfaltata per i parcheggi, le ulteriori strade richieste lasceranno delle cicatrici in paesaggi millenari e suddivideranno ulteriormente gli habitat di specie animali in pericolo. Si dovrà trovare spazio per aeroporti nuovi e più grandi. Le parti del mondo valorizzate per la loro tranquillità saranno ulteriormente intaccate.

La società sarà più polarizzata. L’aumento della mobilità dell’inglese medio nasconde una divisione crescente tra le persone ricche di mobilità e quelle povere di mobilità. Tutti quelli troppo giovani o troppo anziani o in altro modo non qualificati alla guida saranno lasciati indietro, insieme a tutti quelli troppo poveri per permettersi macchine o biglietti aerei. Essi diventeranno cittadini di seconda classe, dipendenti per la loro mobilità su quel che sarà rimasto del trasporto pubblico o sulla buona volontà di un possessore d’auto. Mentre il mondo fugge quest’ultima ritirandosi nelle periferie, la maggior parte delle distanze diventeranno troppo lunghe per essere fatte a piedi o in bicicletta. Nonostante un incremento di dieci volte del parco macchine mondiale dal 1950 (fino a 500 milioni), il numero di persone che non possiede un’automobile è più che raddoppiato (fino a 5,5 miliardi, per l’esplosione demografica). Inoltre, nonostante l’aumento molto più consistente dei viaggi aerei nello stesso periodo, il numero di persone al mondo che non hanno mai volato è anch’esso aumentato.

Il mondo sarà più pericoloso per coloro che non sono in macchina. Ci sarà più metallo (o fibra di carbonio) in movimento. Il fatto che ora vengano uccisi 1/3 dei bambini sulle strade rispetto al 1922, quando c’era pochissimo traffico e un limite di 30 Km/h, non vuol dire che adesso le strade sono tre volte più sicure per i bambini che vi giocano; sono diventate così pericolose che ai bambini non viene più permesso di giocarvi. La riduzione dei pedoni e dei ciclisti continuerà con l’aumento del traffico, e un minor numero di persone cercheranno di attraversare la strada. Questa è una delle ragioni per cui si conosce sempre meno chi abita dell’altro lato della via.

La libertà dei bambini sarà ulteriormente limitata dalle paure dei genitori e la socializzazione dei bambini che giocano in strada sparirà. In Inghilterra solo nel 1971, l’80% dei bambini di 7/8 anni andavano a scuola da soli, non accompagnati da un adulto. Ora non lo fa quasi nessuno; il governo avverte che è irresponsabile lasciare che i bambini escano di casa non accompagnati sotto l’età di 12 anni. I bambini raramente riescono a mischiare indipendentemente con i loro coetanei , imparando ad arrangiarsi senza la supervisione dei genitori - un’esperienza essenziale ai processi di socializzazione.

Le persone saranno più grasse e meno in forma. I bambini con “genitori-chauffeur” non hanno più l’abitudine di camminare o andare in bici a scuola, dagli amici o per altre attività. Con la scomparsa del camminare e dell’uso della bici per scopi funzionali, abbiamo meno esercizio all’interno della routine giornaliera, anche se questa tendenza pare compensata dall’aumento nel numero di persone che raggiungono in macchina delle palestre per correre su dei nastri.

Il mondo sarà culturalmente meno vario. La McCultura sarà più avanzata. Tom Wolfe descrive il fenomeno nel suo romanzo “A man in full”: “…l’unico modo di renderti conto che stavi lasciando una comunità ed approdandone un’altra era quando gli ipermercati iniziavano a ripetersi e vedevi un’altra Esselunga, un’altra Ipercoop, un’altra Superal, un’altra Conad…” Il turismo è l’industria più in crescita al mondo. Gli scrittori di viaggi spingono i loro lettori ad andare a sciupare le ultime aree intatte rimaste sulla terra, prima che altri li battino sul tempo. Il marciapiede mobile che passa davanti ai Crown Jewels nella Torre di Londra è solo un esempio dell’efficienza fordista che caratterizza il turismo di massa.

Il mondo sarà più anonimo e meno conviviale. Meno persone conosceranno i loro vicini. Le comunità organizzate per la vigilanza reciproca (Gated Communities, Neighbourhood Watch), tentativi di ricreare quello che una volta accadeva naturalmente, sono sintomatici della nuova anonimia. Anche quando vivono fisicamente vicini, i ricchi dinamici e i poveri statici vivono in mondi diversi. I poveri, per la loro mancanza di mobilità, sono confinati in prigioni dalle mura invisibili. Sono continuamente sedotti e derisi (al contrario di quelli confinati in prigioni con celle e muri veri) dalla libertà e dal consumo appariscente dei benestanti; Possono sentire i ricchi mentre volano sopra le loro teste, mentre guidano nelle autostrade che attraversano i ghetti, mentre appaiono in televisione, godendo di privilegi che rimangono fuori portata. Per i benestanti, i poveri sono spesso invisibili, perchè tendono a vedere il mondo ad una risoluzione più bassa per l’altezza e la velocità a cui stanno viaggiando.

La società sarà più soggetta a criminalità. La crescente antitesi tra avere e non-avere genererà più paura della criminalità. Come per il pericolo sulle strade, questo non si rileva facilmente con le statistiche. Le case vengono meglio difese con porte più spesse, lucchetti più forti e sistemi di allarme più sofisticati. Le persone, e specialmente le donne e i bambini, si ritirano dalle strade e non usano più i mezzi pubblici perché si sentono minacciati; un numero crescente di autisti viaggia con gli sportelli chiusi da dentro. La polizia diventa più intrusiva, con un uso sempre maggiore di telecamere a circuito chiuso e database informatici. Le forze dell’ordine di quartiere che conoscono il proprio vicinato sono sostituite da telecamere intelligenti che leggono targhe e riconoscono volti. La vigilanza high-tech, temuta dai libertari civili, è un costo inevitabile dell’ipermobilità. L’alternativa è una vigilanza inefficace. Se i criminali fanno uso dei moderni mezzi di trasporto, fisici ed elettronici, e la polizia non sta al passo, quest’ultima risulterà impotente.

La società sarà meno democratica. Gli individui avranno meno influenza sulle decisioni che governano la loro vita. Espandendoci sempre più in largo e sempre più sottilmente nelle nostre attività sociali ed economiche, l’estensione geografica dell’autorità politica deve espandersi per rimanere in pari con problemi sempre più grandi. Il potere politico migra su per la scala gerarchica dalle autorità locali a Whitehall e Westminster e sempre di più a Bruxelles e a istituzioni non politicamente responsabili come la Banca Mondiale e il WTO. Da nessuna delle due parti degli episodi di Seattle, che vedeva il WTO da una parte e diversi gruppi di manifestanti dall’altra, c’erano istituzioni democraticamente responsabili: Greenpeace e Amici della Terra non sono democrazie. La fiducia in queste istituzioni diminuisce mentre le loro argomentazioni diventano sempre più difficili da distinguere da chiacchiere senza sostanza. Nel filone della fantascienza che contempla un futuro nel quale la distanza è stata conquistata, non c’è un solo esempio di democrazia.

Per chi fosse interessato, continua *qui*!

Il tempo della produzione, il tempo-merce, è un’accumulazione infinita di intervalli equivalenti. E’ l’astrazione del tempo irreversibile, in cui tutti i segmenti devono provare sul cronometro la loro sola uguaglianza quantitativa. Questo tempo è, in tutta la sua realtà effettiva, ciò che è nel suo carattere “scambiabile”. E’ in questo dominio sociale del tempo-merce che «il tempo è tutto e l’uomo non è niente; egli è tutt’al più la carcassa del tempo» (Miseria della Filosofia). E’ il tempo svalorizzato, l’inversione completa del tempo come «campo di sviluppo umano».

Guy Debord

Nuovo lavoro. Impiego un’ora e quaranta per raggiungere l’ufficio e due ore per tornare a casa. Non può essere. Devo porre rimedio. Questo tempo è mio e lo rivoglio indietro.