Poco fa alla radio sentivo quella canzone che fa “la morte la conosco e se non mi ha battuto ancora è perché io, da una vita, vivo solo per un’ora d’ariaaaa….”, e, non so perché, mi è venuto da pensare ai miei venticinque anni, a quello che regalano e a quello che rubano ogni giorno. Regalano un po’ di forza e rubano un po’ di incanto, lo so, lo riconosco. E mi sono domandata se conviene, se è convenuto crescere così, chiusa nella gabbia stretta dell’emergenza, senza spalle coperte, senza nessuno a garantire per te, assediata da malamore e malavita, così difficile amarsi, così scontato finire a farsi del male. Ma i pensieri si son fermati a un punto, esattamente dove si concentra tutta la forza, perché ho concluso che non è questione di rassegnazione, piuttosto, io non voglio sentirmi vittima del caso. E’ la mia storia, ma non posso permettermi di cedere alle sue moine, la mia storia mi vorrebbe arresa, vorrebbe che la nostalgia di casa, di famiglia, di padre, di madre, si risvegliasse per tornare a riscuotere gli arretrati.
Allora ho pensato molto al tempo, al privilegio/condanna di averne. Anch’io ho “coltivato i miei dolcissimi progetti campati in aria”, ma campa campa, vola vola, qualcuno di questi progetti ha preso vita, e altri ne nascono sotto gli occhi. E’ tutto così diverso dai giorni trascorsi a letto: leggere, mangiare, dormire, basta, sempre in rigorosa posizione orizzontale*, non sapevo fare altrimenti e credevo di aver conquistato il controllo totale delle ore, avevo tutto il tempo perché non ne facevo nulla, era tempo sfuso, grezzo, tempo a chili, a palate, a secchiate, che chi mi vedeva così, pure se avevo le occhiaie fino alle ginocchia, me lo invidiava tutto il tempo che avevo, gli veniva da dire “ce l’avessi io tutto questo tempo” e io non lo auguravo mica a qualcuno di stare così. Era quando potevo cedere alle moine, sì, potevo cedere e non è successo nemmeno allora. Voglio dire, posso farcela ancora. E ancora, ancora, ancora.
Ah, la canzone era Aria di Daniele Silvestri. Lontanissimo 1999.
[edit: *Grazie ;)! è perché intanto pensavo...I am vertical, but I would rather be horizontal. ]