ieri uniti nella lotta
-
ALLUNAGGI
pinkmoon.giu [at] gmail.com -
SISTEMI
altri satelliti
links
-
STELLA POLARE
If i could bleed - or sleep!
Sylvia Plath
-
MO(T)TO
La scelta è tra soffrire o sgobbare
D. Coupland - Generazione X
ieri uniti nella lotta
L’ispirazione è il ghigno sadico di chissà quale uomo nero che ti tiene in piedi a notte fonda, che ti slega addosso sirene e s’aggancia alla maglia larga larga delle sicurezze conformiste che hai dovuto conquistare. Un lavoro considerato buono per abitudine al peggio, l’essenzialità di un nido che mai t’appartiene, tutto sotto assedio, le peggiori intenzioni godono nei bozzoli di cattive abitudini che riassorbi sempre con facilità inquietante, d’altronde il latte è sempre sul punto di scadere, i vestiti appena lavati sanno di pasti frugali, di fumo squagliato pregando che non ti prenda male e mai di buono. L’ispirazione è una visione e di romantico ha ben poco. Si tratta di gesti e parole annegati nel flusso, per i quali non esistono sacchetti differenziati, e quando sfuggono al controllo spietato del caos, sono destinati ad un sacrificio puntuale in nome di nostra signora Incomunicabilità.
Oggi io sono una didascalia malconcia: per adattarmi al meglio ad un’idea di produttività e operosità sono riassunta in una tormentata e quotidiana routine, sono ormai solo il led di amori scomposti che per eccessiva disciplina non s’accendono più. Addosso ho un marchio caustico che porto per farmi giudicare omologata quando serve, lavatemi la memoria di peccati decisamente non originali e avrete in cambio la tolleranza del vostro freddo di nevi naturali e artificiali, nessuna cagna fatta di rimorso ringhierà più ai piedi del letto: ve lo chiedo perché non ci riuscirete. L’emicrania mi dà ancora scuse per aggirare la precarietà frastagliata di mille inconciliabili impegni, di mille inaffrontabili scadenze ed è il secondo giorno che diserto la militare scrivania d’ufficio. In questo tremito lacunoso ci sguazzo, perché è da anni che ho aspettative parziali o fin troppo totali per vedere la luce, che di progetti scritti per necessità e mai attuati non vivo più, che aspiro ad un anno sabbatico mai concesso, da queste parti ci si aggrappa alla gonnella delle giornate per ottenere altro, si gioca al gioco della flessibilità, oggi tiro io la corda, domani tocca a voi. Tutti sanno che la gara è truccata, ma io mi ritrovo sempre a non avere nulla da perdere, strappando al sistema strane vittorie. E alla fine mi accorgo di avere alibi affascinanti e articolati, giustificazioni che sanno di riscatto, che qualche volta mi fanno sentire piacevolmente diversa di fronte all’inerzia dei miei simili e che mi regalano un senso di libertà per cui immagino non esistano mastercard: “quelli che parlano di rivoluzione senza riferirsi esplicitamente alla vita quotidiana, senza comprendere ciò che c’è di sovversivo nell’amore e di positivo nel rifiuto delle costrizioni, si riempiono la bocca di un cadavere” (Vanegeim).
Varrebbe la pena ricordare la lezione di Beowulf, l’eroe epico che strappa le braccia all’Orco che appestava la Danimarca: “Il nemico più scaltro non è colui che ti porta via tutto, ma colui che lentamente ti abitua a non avere più nulla”. Proprio così, abituarsi a non avere il diritto di vivere nella propria terra, di capire quello che sta accadendo, di decidere di se stessi. Abituarsi a non avere più nulla.
fonte: Repubblica.it