il quartiere san giovanni dopo la pioggia, le foto che non faccio, mia madre al telefono sempre più stanca, white chalk di p.j. harvey, il suono familiare della tv di notte, un vago senso di distruzione, un vago senso di costruzione, l’ennesimo trasloco (tutti i libri lontani da me, il rumore che fa lo scotch, la polvere sulle cose, i poster da staccare piano, i ricordi in fondo ai cassetti, le creme per il corpo scadute, mai usate, i campioncini dell’erborista da provare anche se non c’è tempo, tutti i luoghi da salutare, il fantastico Rob Breszny di questa settimana [cancro, of course]), i casting nelle case di studenti, i “max serietà e i “solo ragazze referenziate”, il disprezzo (invidia?) per il fuorisede mantenuto, il fastidio di subire un casting, il non sapere ancora dove andare a vivere per il fastidio di subire un casting, gli affitti inaffrontabili e quelli arretrati, mangiare di notte con l’amica che ti ospita, l’alcool, l’ansia per il nuovo lavoro, sensazioni di inappartenenza, inadeguatezza, le persone di cui non riesco a non aver cura ma che a volte non_ce_la_faccio e mi danno, il magone alla fermata del tram, la rabbia di non riuscire a farmi/ti felice, a sedare un’inquietudine oscura, e poi continuano i petrol…
[...] devo all’abitudine lasciare le mie carte
ai giorni sempre uguali
non chiudere le porte
devo leggerti nel vuoto
che ci siamo aperti dentro
devo spegnere i tuoi occhi
che hanno pianto così tanto
[...] devo ridere e star bene,
tra la gente che non vede
devo rimanere in piedi,
devo amarmi più di ieri
devo fare mille cose senza più trovare scuse
devo darmi una ragione
devo vivere felice
devo accendere una luce
e poi riprendere il mio spazio
devo ancora un po’ capire
devo scegliere di meglio
devo stare ad ascoltare
devo correre lontano
devo sciogliere quei fili
devo mettermi al sicuro
devo aprire le mie mani
devo andare via domani [...]
Devo andare via domani | Petrol
30 settembre 2007, scade un tempo.
