Archiviazioni mensili: Maggio 2007

_41418476_tinky_203.jpg

Varsavia, 29 maggio 2007 - I «Teletubbies» sono finiti nel mirino del governo conservatore polacco perchè farebbero propaganda omosessuale.

Ne è convinta Ewa Sowinska, responsabile nazionale dei diritti dei bambini che come riporta un giornale locale intende affidare a a un equipe di psicologi infantili un’inchiesta sui quattro personaggi della serie televisiva della Bbc che da dieci anni sono i beniamini dei più piccoli in tutto il mondo I timori della Sowinska si concentrano in particolare su Tinky Winky il pupazzetto viola già accusato di atteggiamenti omosessuali nel 1999 dal reverendo evangelico statunitense Jerry Falwell, esponente della destra religiosa morto il 15 maggio scorso.

La signora Sowinska ha raccontato che i suoi dubbi sulla natura «ambigua» dello show sono iniziati quando ha notato che Tinky Winky «ha una borsa da donna», malgrado sia, «un ragazzo”.
“All’inizio pensai che la borsetta potesse essere una caratteristica di questo personaggio…dopo ho capito che poteva avere un messaggio omosessuale nascosto».

[fonte]

[reuters.it]

[apcom.net]

ecc. ecc.

Andiamo su.

«Forse una famiglia è proprio questo, un gruppo di persone
che hanno nostalgia di un posto immaginario»

dal film La mia vita a Garden State

 

Ieri pomeriggio la gattina di mia sorella è morta. Un incidente. Era talmente piccola, non ce l’ha fatta. Adesso ho paura che mia sorella passi di qui e legga queste cose, perché non lo sa come è andata. Non l’ha vista contorcersi sul balconcino di casa, non ha sentito mia madre dire - hanno sette vite, adesso si riprende -, e nemmeno me rispondere, con una voce di ghiaccio – no, sta morendo - e non mi ha vista avvolgerla in un telo e portarla lontano da dove lei potesse vedere. L’esile palla di pelo ha agonizzato per almeno un minuto, le zampette erano ami che cercavano di agganciare qualcosa di vivo e l’istinto animale era tutto in quegli occhi che mi cercavano, io non sapevo cosa fare. Odio non sapere cosa fare. Quando ho sentito aprirsi la porta di casa e le prime domande terrorizzate di C., la gattina stava spendendo i suoi ultimi secondi rassegnata, solo qualche altro respiro rauco e l’avrebbe lasciata ad una serata di urla e di pianti sfrenati.

A volte ho dei presagi macabri, non dovrei dirlo, ma è così. Mi capita di prendere un treno e tornare a casa dai miei perché convinta, da un incubo o da un qualsiasi brutto pensiero affiorato alla coscienza, di un qualche lutto imminente, di un possibile incidente. Spesso chiamo le mie sorelle soltanto perché le ho sognate in difficoltà. Forse è che non voglio trovarmi impreparata davanti alla loro sofferenza, voglio anticiparla, voglio saperne di più per potergliela servire a piccole dosi, e diluita.

Dieci anni fa avevamo un giardino ed una casa grande che abbiamo dovuto lasciare. Potevamo tenere degli animali e molti ce li hanno abbandonati di notte in quella casa, lanciandoli dalla nostra parte del cancello. C. ha sempre avuto una fissa per gli animali tutti. I cuccioli se li portava in giro nella tasca della salopette, era una bambina nervosa, gridava sempre, ma con quegli animaletti intorno riusciva a parlare sotto voce, con tenerezza. Coniglietti, tartarughine, gattini, criceti, cagnolini e pesci rossi, tutto andava bene, purché ci fosse qualcuno in casa di più piccolo di lei, da accudire, coccolare o rimproverare.

Dietro casa, in quel giardino, c’era anche un piccolo cimitero. Il dettaglio fa molto La mia vita a Garden State, ma la tristezza di C. ad ogni microlutto superava di gran lunga in intensità le cinematografiche prove della Portman davanti al suo criceto. E un’altra differenza sta nel fatto che la sepoltura toccava a me. Sempre. Lei aveva bisogno soltanto di un’occhiata per cominciare a elaborare, una sola occhiata al corpicino senza vita di uno dei suoi giocattoli viventi e poteva andare, ancora una volta sconvolta e destabilizzata dalla coscienza della morte, senza nemmeno una colonna sonora. Un giorno mia madre disse – Mai più -. Cambiammo casa e C. credette di dimenticare ogni cosa.

Ieri il suo viso è tornato quello di dieci anni fa, con la sua tristezza minuscola e incompleta, mancante di furbizia, un viso disarmato davanti alle regole della vita e della morte, una tristezza così ingenua. Ho ripreso in mano il copione: una pala, quel piccolo fagotto e un pezzetto di campagna da percorrere per trovare il posto adatto. E lei non vorrà saperne nulla, non mi farà mai più domande riguardo questa storia.

Ecco i miei libri ed incipit, citando giusto quello che mi trovo intorno, in rigoroso (dis)ordine di suggestione: 

il_gomito_di_dorothyparker

Il Gomito di Dorothy Parker – Scrittori e tatuaggi, scrittori tatuati - a cura di Kim Addonizio e Cheryl Dumesnil

Come entrò nella bottega, si sentì in una regione misteriosa, un luogo più prezioso di qualunque altro avesse mai visitato. Qui doveva essere il suo desiderio sessuale. Fogli bianchi di tutti i formati coprivano le pareti bianche, pulite. […] Le pareti erano mondi.

 kurt diari

Diari - Kurt Cobain*

Non leggere il mio diario quando non ci sono.

Ok, adesso vado a lavorare. Quando ti svegli stamattina leggi pure il mio diario. Fruga tra le mie cose e scopri come sono fatto.

heim

Mysterious Skin – Scott Heim

L’estate dei miei otto anni, cinque ore della mia vita scomparvero. Non so spiegarlo. Ricordo solo che ero seduto in panchina durante la partita di baseball delle sette della Little League e che mi risvegliai nel seminterrato di casa mia a mezzanotte. Cosa accadde in quell’arco di tempo è, nella mia mente, solo una massa indistinta.

 gen x

Generazione X – Douglas Coupland

Il sole è tuo nemico – Una volta, verso la fine degli anni Settanta, quando avevo quindici anni, ho speso fino all’ultimo centesimo dei miei risparmi in banca per salire su un 747 e attraversare il continente fino a Manitoba, nelle sperdute praterie canadesi, per assistere a un’eclissi totale di sole.

asilo

L’utopia dell’asilo – ICS

dalla prefaz. di Erri De Luca – Nel tempo odierno delle enormi migrazioni, gli spostamenti avvengono all’antica, a piedi, in barca. Nelle Antille arriva, spinta dagli alisei, una barchetta che dall’Africa voleva raggiungere l’Europa. A bordo i corpi spenti di migratori arditi più dei Vichinghi, di Colombo e dei leggendari polinesiani. I grandi viaggiatori di un tempo andavano senza conoscere la geografia. Lo stesso è per i migratori di oggi. Traversano continenti a piedi, mezz’Africa, mezz’Asia, poi scaricano il bagaglio dalle spalle su qualunque guscio e vanno alla deriva con la stessa fiducia di chi ripete la più certa rotta.

male

Il male oscuro – Giuseppe Berto

Penso che questa storia della mia lunga lotta col padre, che un tempo ritenevo insolita per non dire unica, non sia in fondo tanto straordinaria se come sembra può venire comodamente sistemata dentro schemi e teorie psicologiche già esistenti, [...] [nota: il periodo terminerà soltanto 25 righe dopo]

Se ci fosse qualcuno che si ritrova gli stessi titoli tra i piedi, sarei contenta di ricevere impressioni. Per il resto, stanno succedendo altre “cose” strane, che non so come afferrare. Di nuovo non so se scriverne, quindi latito.

 

[* = giuro che lo rimetto subito tra gli Hermann Hesse e i Brizzi, eh!]

Cooper ed io la trovavamo già molto morta, tempo fa>>>click

E ancora prima, si parlava di certi infami riti, e si ricorreva a Gide, poi di nuovo a Cooper>>>click

Immaginazioni, speculazioni :

Andrebbero buttate giù le mura, sradicate le fondamenta, andrebbero ripensati i ruoli o non andrebbe ripensato proprio nulla: una famiglia a braccio, un canovaccio di famiglia, da improvvisarsi senza troppi sbattimenti, se proprio ci si vuole accanire. Altrimenti tutto giù per terra e basta. [to be continued]

Sarò al Family Day. Un’amica mi ha tirata in ballo iscrivendomi nelle prestigiose liste della facoltà di Sociologia de La Sapienza, per condurre una ricerca, dice - Ti interessa? -, - Sì, mi interessa -, le rispondo elettrica, eccitata come se potessi riscattare in un giorno anni di storture - Gliela faccio vedere io la famiglia, gliele raccontiamo un po’ di storie vero? -
- No, dovrai essere neutrale! ecco il questionario: dovrai attenerti a quello che c’è scritto qui. - Rido nervosa, rido sempre di nervoso quando si parla “seriamente” di famiglia. A me le famiglie fanno paura. L’amica, dopo il nervoso della risata, divide in due metà il malloppo di questionari, intasca la prima e mi lascia la seconda, poi mi fa: - Ok, ho capito: che ti andrebbe di reggere la telecamera piuttosto? ce la presta uno della RAI e, quando sarai stanca, magari poi ti smazzi la tua metà -

Esiste modo migliore per osservare le cose che attraverso l’obiettivo di una telecamera? Esiste prospettiva migliore del dietro le quinte? Secondo me, NO! Ed è questa la mia parte. Accetto, anche se forse non sono sicura di potermi mantenere neutrale. Lei, l’amica, lo ha capito, ma a quanto pare la cosa la diverte. Vado. Poi magari racconto, a chi interessa.

Ci sono tante cose di cui vorrei parlare, tante che non so come scegliere. Negli ultimi tempi sono stata muta più del solito ed ora sono costretta a fare assurde connessioni mentali, a fare voli pindarici, a fare dei gran casini insomma. Immagino allora un mappamondo come quello di Mafalda, e al posto dei luoghi da curare facciamo finta che ci siano degli argomenti da sorteggiare col dito…

C’erano una volta le riviste specializzate e le riviste di merda, oggi esiste XL. Questa enorme pubblicazione, partorita da una redazione a dir poco schizofrenica e che ha sulla coscienza buona parte della foresta amazzonica e sempre pronta a decretare, nella maniera più invitante e sbarazzina, la morte dello spirito critico, si propone di raggiungere una fetta di “lettori” appassionata di fumetti underground come alle boiate di Fabri Fibra, che ascolta con lo stesso identico trasporto Britney Spears e Dolores O’Riordan, una pubblicazione capace di sottotitolare un articolo dedicato a quest’ultima “Dolores O’Riordan: ho rischiato di diventare come Britney Spears”, cioè, non dico un senso, ma almeno una coerenza cronologica la vogliamo dare a certe affermazioni?! Andrea Pazienza scriveva: “Esistono persone al mondo che credono di poter barattare una intera via crucis con una semplice stretta di mano, o una visita ad un museo e che si approfittano della vostra confusione per passare un colpo di spugna su un milione di frasi”, credo non potrei mai esprimere meglio ciò che provo.

L’ultima bieca operazione che XL, e non solo, sta mettendo in essere (poco fa mi lamentavo del neogrunge in passerella, ho una sensibilità malata, ok, ma) è la rivisitazione, il revisionismo, la riesumazione IN CHIAVE POP di tutto il grunge, senza risparmiare il cadavere di Cobain e tutto ciò che è stata Courtney per il genere femminile. Il paragone che è toccato a Kurt è niente poco di meno che Eminem. Gelo. Per i lettori di XL i termini di questo paragone vanno, ovviamente, invertiti. Dalla recensione all’ultimo Eminem: “Sei uno dei personaggi più famosi del mondo. Eppure stai male: certo che è possibile. Lo insegna purtroppo Kurt Cobain. [...] I motivi per cui questi personaggi hanno avuto successo sono i medesimi: parlano alle rispettive generazioni con un’onestà e una schiettezza che nessun altro ha. Ma Eminem rispetto a Cobain possiede una cosa in più: gli amici”. Ammazzatemi. Vi prego.

Io sono di quelli che credono che oggi il giornalismo abbia una responsabilità culturale grandissima, forse più della famiglia o della scuola, che la descrizione pedissequa e neutrale della realtà non esista ed è subdolo far credere che sia perseguibile, che la smania di (in)trattenere le nuove generazioni sulla carta stampata crei dei mostri. Ebbene, spesso mi domando se un giornalista, consapevole di raggiungere un determinato target, lo senta o meno il peso delle proprie parole, la tremarella non lo prende quando si trova a mettere insieme i concetti?

Ricorro di nuovo al mappamondo (mappaFondo?): omofobia. In questa notte in cui l’homepage di Repubblica.it mantiene congelato come primo titolo “Nell’Unione scontro sui gay”, io non posso fare altro che lasciare qui per me, e per chiunque ne abbia bisogno, un promemoria di cose che io voglio tener bene a mente se il nove maggio del duemilasette una classe politica ancora si intimidisce a discutere di omosessualità. O forse potrei offrire un servizio più utile lasciando alcune note per chi in futuro si ritroverà a riesumare ennesimamente Cobain. Vediamo chi ha il coraggio di riportarle in un pezzo:

1. Ho seri problemi con il maschio medio - tipo operaio nerboruto - perché ha sempre rappresentato una minaccia per quelli come me. Mi sono quasi sempre dovuto confrontare con questi tipi, che a scuola mi minacciavano e mi picchiavano, ma si finiva sempre per girargli intorno perché ci si aspettava di diventare come loro, da grandi. Mi sento decisamente più vicino alla componente femminile che a quella maschile, soprattutto se si pensa all’idea che c’è in America del maschio, dell’uomo. dai Diari

2. Lo sapevate cosa ci scriveva lui sui muri da giovane? Dio è gay e lo sono anch’io.

3. Cobain ha sempre avuto a cuore la causa omosessuale: ha favorito la rivista gay The advocate con delle interviste, dove ha dichiarato di aver pensato di essere gay, di esserlo sicuramente nello spirito, di poter essere bisessuale, ha indossato abiti femminili in scatti fotografici e ha anche dichiarato dubbi sulla sua sessualità.

4. I Nirvana non si rivolgono alla gente di plastica che vive a Beverly Hills, o al gregge di giovani pecore che pascola nei McDonalds: noi vogliamo parlare a persone vere e vive, vogliamo avere per interlocutori individui autentici alle prese con la realtà quotidiana.Per cui, è ovvio che nelle nostre canzoni sono presenti tematiche vicine al vissuto, come ad esempio l’uso li stupefacenti, così come i problemi delle donne o la questione-gay. Estratto da un’intervista. Inoltre è di Richard Steep un piccolo saggio intitolato Anti-macho rock in cui si fa presente, per chi non lo sapesse, che Cobain aborriva l’aggressività degli uomini, che si era speso oltre che per la causa omosessuale anche per quella femminile, scrivendo canzoni sullo stupro e sostenendo il diritto all’aborto oltre che il diritto a…fondare una band!

Potremmo raccontare cose del genere ai ragazzini, oggi come oggi, piuttosto che sprecare il tempo alla ricerca di improbabili paragoni, no? Se è legittimo scrivere che

La musica giovanile contemporanea appare sempre più segno e causa dell’apostasia dell’uomo dalla sua dignità spirituale, da Dio, dalla razionalità. E’ una realtà di regresso nella giungla della tribalità, nell’istinto, nell’animalità senza freno.

davvero mi vien voglia di scrivere sui muri Dio è gay!

 

Mi avevano detto, un po’ di tempo fa, che stava ricominciando a girare l’eroina. Tra i ventenni, mi dicevano, che se ti vedono a farti una canna ti dicono vecchio, ancora le canne!

Primo maggio, Roma, sotto casa (San Giovanni), due ragazzini, una sola spada, inginocchiati dietro un’automobile, gli dico nooo, ma stat ‘a for, voce tremolante, quasi in lacrime, mi mandano affanculo. Torno a casa, sono ubriaca, sì, ma fottutamente triste. Che danni, questa politica del cazzo, musica del cazzo, società del cazzo. Siamo ripiombati negli ottanta. Bene, bravi, complimenti.