Prendo coscienza di me tra i bagliori dell’alba gelida: viva/morta, apatica/emozionata, santa/stronza, presente/assente, gli opposti su cui di giorno mi interrogo, ora dolcemente sfumano fino a perdere densità nel significare, nessun marchio a fuoco da scontare al momento. Sono sveglia dalle ore quattro. Mi sfrego gli occhi e la situazione è questa: tv accesa ai piedi del letto enorme che mi contiene, appunti sul cuscino, pc in standby, e come prima di concedermi questo magro riposo, i post-it che sventolano alla faccia mia come piccole bandiere. Spiccano i toni fluo. Date, orari, scadenze, appuntamenti. Un grande ordine da rispettare per stare al passo, per starci dentro, per non perdere il ritmo, per rimanere nei ranghi, per evitare lo straripamento. Quante volte mi lascerei andare…penso, invece non è così. L’impegno nelle cose dà assuefazione, la dose minima necessaria per autostimarsi aumenta progressivamente. Ma non conta adesso, almeno adesso.
A quest’ora il cielo sembra non pesare affatto, le nuvole basse e instabili non mi danno alla testa e quattro mura mi proteggono da questa versione anomala del senso del dovere, che tra poco farà toc-toc alla porta di casa. Ho ancora tempo: rileggo testi di vecchie canzoni. Quanto mi piacevano i Massimo Volume…
Cinque strade
Quante notti ritornano accanto a me
Vorrei prendere un volo e andarmene via
E sai che vorrei
Quante volte ho pensato alle mie follie
Giochi di ombra su altari di luce viva
per giungere a casa
Primavere inchiodate
spazzate via
E questa voce su un disco che gira e gira
e non è neanche mia
Quanti giorni passati a fissare il cielo
Avrei potuto ammazzarti con una mano
avessi avuto un motivo
Questi rami che crescono senza un dio
E questa voce su di un disco che gira e gira
e non è neanche mia
MassimoVolume [da STANZE]
