Archiviazioni mensili: Gennaio 2007

liscioalla franceseflambé

1. liscio 2. alla francese 3. flambé

The effects of absinthe have been described by artists as mind opening and even hallucinogenic and by prohibitionists as turning good people mad and desolate. Both are exaggerations. Sometimes called ’secondary effects’, the most commonly reported experience is a ‘clear-headed’ feeling of inebriation - a ‘lucid drunk’, said to be caused by the thujone and other compounds. Some, such as chemist/absinthe historian Ted Breaux, say that these effects may be caused by the fact that some of the compounds act as stimulants, others as sedatives, overall creating a neutral effect.

abs

Absinthe. Assente, mentre sorseggio. La serata trascorre tranquilla, io provo col revival, con la coglioneria a buon mercato, con proposte continue tipo “facciamo un corto”, “facciamo un film di tanti corti”, ma finisce con una serata cineforum a settimana. Mi metto a far foto, ma non ho una fotocamera: arrangio scatti memorizzando istanti, fissando gli avventori da un divano rossofuoco, ed è un vortice di storie, continuo a immaginarne, poi continuo a far progetti forse poco interessanti, ma non so, sarà che sento tutto così “possibile”, tutto mi appare a portata di mano. L’atelier_occupato è immenso, se non fosse per tutte le immagini calde che incontro, gelerei. Ho un cellulare magico, però. Ne approfitto per rubare micro-shots, immortalare sogni fluorescenti. Intanto, intorno, STFU, un festival, suoni contemporanei, fotogrammi ipnotici, ci volevo essere e ci sono. Ma non mi basta. E mi absento.

Tornata a casa mi accorgo che la notte è rimasta piena di tanti sogni affumicati. Per un poco li tengo al guinzaglio, poi li lascio andar via.

[MICROSHOTS]

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[MICROYOUTUBE]

STFU1

STFU2

[WHAT'S?]

STFU è un collettivo aperto di musicisti elettronici e artisti visuali che utilizzano internet come mezzo principale di comunicazione. È un network di gruppi e individui che si coordinano per realizzare eventi di musica elettronica dal vivo. Il primo STFU si è svolto a Manchester il 18 giugno 2005. Poi ci sono stati Glasgow 05, Leeds 06, Weimar 06, Manchester 06, Chester 06, Glasgow 06, Helsinki 06.

The science of sleep, The Science of sleep, The science of sleep

 

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in uscita quest’oggi, programmato in pochissime sale, è la nuova, meravigliosa visione di Gondry.

What do you dream?

 

 

Ambition makes you look pretty ugly
Kicking squealing Gucci little piggy

[Paranoid android - Radiohead]

Oh. Roma non è Napoli. Manca quel disordine congenito, gente che gira, vaga, corre, anche senza motivo, e copre tutte le direzioni. A volte, di mattina, mi vien voglia di lanciarmi tipo rockstar in quei gruppetti che si ammucchiano ai semafori: gente che s’attacca l’una all’altra per affrontare la strada, gente che, tutta insieme, fissa un punto solo oltre le strisce bianche e lo raggiunge, ma appena guadagna il marciapiede opposto, si dirada, quasi turbata dal troppo contatto. Negli autobus, c’è chi si informa se hai intenzione o meno di scendere alla fermata successiva. Ti domandano scende? con intonazione standard e una finta innocenza la quale, in caso di risposta negativa, viene puntualmente tradita da un’occhiata del tipo allora togliti dai coglioni. Questa occhiata non ha possibilità di essere contestata anche se non tocchi terra coi piedi per quanto è pieno di gente: il romano non accetta lezioni di civiltà.

Qui le piazze sono troppe e non ti riconoscono. Non ti aspettano, né ti invitano a indugiare, non ti dicono rimani, ancora un po’, rimani, no! Desideri andar via, cercare altro e scacciare quel pensiero colpevole che domanda perché Altrove è sempre meglio di dove sei?

Le persone si muovono a fasce orarie a Roma, incazzate, e senza guardarsi. Dalle otto alle dieci la mattina, tutti a lavoro. Dalle sei alle otto la sera, tutti fuori. Cena a casina, innocuo confronto generazionale e nanna. Ai borghesi di più alto livello, Veltroni offre una vasta gamma di eventi serali tra cui scegliere. Il top è la domenica mattina all’Auditorium: con una lezione di storia di Luciano Canfora, socialmente campi di rendita per almeno un paio di mesi.

Ma. Il 14 gennaio è iniziato il Saldo. Il giorno della vigilia tutti i negozi sono rimasti chiusi. I commessi, murati vivi, hanno provveduto all’allestimento degli scaffali. Ogni velleità culturale è stata sospesa. Il linguaggio natalizio, infiocchettato di tante buone azioni, è scomparso nell’impietoso elenco di marche e negozi da saccheggiare. Ho sentito di navette gratuite fino ai più quotati centri commerciali, ho sentito di file di un centinaio di metri davanti ai Prada e ai Gucci, di buttafuori all’entrata e di limitazioni delle libertà personali nei camerini. Hanno cercato di insegnarmi che il capo va seguito (vedi: controllo periodico del cartellino) per non incorrere in qualche pacco. Certo. Avevo giusto bisogno di una trovata del genere per impiegare la ridicola quantità di tempo libero che ho a disposizione.

Dove sono e dove vorrei essere? Fino a che punto rimanere ad ascoltare? E’ una guerra ed io non ho ancora capito quali armi devo imbracciare o se sto parlando di un fronte che esiste solo nella mia testa.

*[Roma ha anche tanti lati positivi, per poterne parlare, e scongiurare così le pericolose perdite di yogurt dal monitor, mi occorrono solo delle ore di sonno. La frivolezza degli argomenti trattati non è casuale: la trattazione stessa è funzionale all'ottenimento delle ore di sonno di cui sopra. Si spera di riuscire ad eluderne altri, di argomenti.]

Il 10% della Luna appartiene agli israeliani. Diciamo solo che tra la luna e le stelle ci passa davvero poco, come tra questa notizia e l’uomo d’affari de Il piccolo principe.

[...]“Cinquecento e un milione di che?” ripete’ il piccolo principe che mai aveva rinunciato a una domanda una volta che l’aveva espressa.
L’uomo d’affari alzo’ la testa:
“Da cinquantaquattro anni che abito in questo pianeta non sono stato disturbato che tre volte.
La prima volta e’ stato ventidue anni fa, da una melolonta che era caduta chissa’ da dove.
Faceva un rumore spaventoso e ho fatto quattro errori in una addizione.
La seconda volta e’ stato undici anni fa per una crisi di reumatismi.
Non mi muovo mai, non ho il tempo di girandolare.
Sono un uomo serio, io.
La terza volta … eccolo! Dicevo dunque cinquecento e un milione”.
“Milione di che?”
L’uomo d’affari capi’ che non c’era speranza di pace.
“Milioni di quelle piccole cose che si vedono qualche volta nel cielo”.
“Di mosche?”
“Ma no, di piccole cose che brillano”.
“Di api?”
“Ma no. Di quelle piccole cose dorate che fanno fantasticare i poltroni. Ma sono un uomo serio, io! Non ho il tempo di fantasticare”.
“Ah! di stelle?”
“Eccoci. Di stelle”.
“E che ne fai di cinquecento milioni di stelle?”
“Cinquecento e un milione seicentoventiduemilasettecentotrentuno. Sono un uomo serio io, sono un uomo preciso.”
“E che te ne fai di queste stelle?”
“Che cosa me ne faccio?”
“Si”.
“Niente. Le possiedo io”.
“Tu possiedi le stelle?”
“Si”.[...]

Il 19 agosto 1962 la BBC trasmette un poemetto radiofonico che s’intitola Tre donne. L’autrice, qualche mese dopo, infilerà la testa in un forno a gas. La compagnia Zéro de conduite ha deciso di trarne una rappresentazione teatrale. Io vi ho assistito questa sera. Inutile sottolineare che è stata una notte di luna piena e che certe manifestazioni cicliche prettamente femminili si sono magicamente sincronizzate sull’evento.

Ulteriore manifestazione dell’ossessione plathiana, con la quale, tra un paio d’anni, potrei festeggiare nozze di stagno, è questo libro ricevuto in dono in occasione delle festività natalizie. Il titolo è un verso di una poesia della Stella che sempre si ispirò alla Luna. La donna che me lo ha donato porta un nome ingombrante, per questo non lo farò, ma il suo regalo è un gesto che ricorderò sempre: è frutto di una piccola attenzione e mi emoziona molto. Parlo di Nero è l’albero dei ricordi, azzurra l’aria di Rosetta Loy. E per rispondere a lui, cito, da pagina 123:

Adesso, in questo stravolgimento epocale, voleva sapere se era ancora lo stesso ragazzino ostinato e fragile che si era calato nella lettura dei Tre Moschettieri come uno speleologo alla ricerca della faccia nascosta della terra, attento a ogni fessura che avesse potuto incrinare il guscio in cui era chiuso. Così l’ultimo giorno di licenza aveva salito a due a due i gradini di marmo immersi in un luminoso torpore e aveva trovato Ludovico in solitaria compagnia di Esther. Subito lo aveva portato fuori. Per le strade della città liberata da soli tre mesi, caotica e stracciona, scatenata dal desiderio di recuperare il tempo perduto, di avere “purché si avesse”, avevano camminato e chiacchierato ricordando l’estate di Venezia.

Infine, nel consigliare a lei lo stesso libro, cito:

Io sono lì che ascolto mentre Ludovico ripete ossessivamente e monotono le stesse note e vorrei dirgli smettila, cambia musica, non si può tornare sempre sulla stessa domanda, abbiamo sofferto abbastanza, adesso basta, io sono giovane, voglio il futuro, tutto il futuro, quello che mi spetta e quello che avrebbe potuto essere il loro.

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