Il mese di dicembre è sempre carico di anomale speculazioni urbane. Le luci e gli addobbi in stile Las Vegas, l’inquinamento acustico e la condizione di perenne sfasamento da festività imminente, oltre ad essere disastrosi per il metabolismo mentale quotidiano, gravano su giornate che sono ancora piene di lavoro, di responsabilità, di impegni a cui dar conto. La preziosa settimana di ferie viene immolata in nome della pagana ipercinesi generale. Le scadenze raddoppiano in numero, si accavallano, scalciano e nell’impetuoso flusso mi ritrovo a nuotare controcorrente, le mie reazioni sono uguali e contrarie all’intensità degli stimoli esterni. Gli ultimi giorni prima dell’armistizio tra il consumismo e le nostre deboli esistenze sembrano infiniti e la mia socialità è tutto quel che riesce a passare tra le maglie di una fitta fitta insofferenza.
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