Archiviazioni mensili: Ottobre 2006

1) Moltheni è tornato. Già da un po’, ma non ho voluto farci troppo caso. E senza farci troppo caso sono andata a vederlo dal vivo: 14 ottobre, Roma, prima data del tour. Il nuovo album osa chiamarsi Toilette memoria e se mi ci mettessi d’impegno scoprirei che è diventata, da giorni, una personale colonna sonora. Qui sul sito dei TARM un po’ di roba.

2) Chi si ricorda della Luisona? Sono passati trent’anni dalla pubblicazione di Bar Sport, ma “la decana delle paste” a quanto pare continua a mietere le sue vittime. Il 9 dicembre si festeggia La Luisona Day!

3) Cercavo un film che si innestasse armonicamente tra le trame intricate delle mie ultime paranoie, ché spesso non ti va di eluderle le paranoie e cedi alla sfida di assecondarle. A scanner darkly, Un oscuro scrutare, ha assecondato questo desiderio: meraviglioso ed inquietante. Tratto dal libro dell’impeccabile Philip Dick.

Torneranno i pensieri.

La scelta è tra soffrire o sgobbare.

D. Coupland - Generazione X 

 

Interrompo il mio silenzio per comunicarvi qualcosa che ha sconvolto la mia giornata. Tutti quelli che hanno letto Gomorra e che provengono dalla o vivono in Campania, contemporaneamente al gesto di riporre il libro, avranno sicuramente concluso che il giovanissimo autore deve essere pazzo. Si spera che nessuno sia arrivato a pensare che quel libro non abbia motivo di esistere. Dai discorsi intrapresi sull’onda della lettura, ci sono molti passaggi che mi sono rimasti impressi: ho sentito alcuni mettere in discussione il fatto di essere andati via da quella terra, obiettivo mancato, in certi casi, anche dalle madri più accanite.

Oggi articoli che parlano di Gomorra escono su Repubblica e L’Espresso, e non per festeggiare le vendite (da record e senza promozione alcuna: è bastato il passaparola dei lettori), ma per denunciare l’indifferenza che Roberto Saviano sta subendo.

Minacce di morte anonime e telefonate mute hanno costretto Saviano a chiedere la scorta. E questo in molti lo potevamo immaginare, ma quello che sconvolge è che il mondo istituzionale sta procedendo ad una progressiva emarginazione: invece che amplificare l’urlo dell’autore si sta procedendo ad un imbavagliamento neanche tanto celato. La Jervolino lo definisce “un fissato strabico”, ostinata nella pretesa assurda di dipingere Napoli come una città che non ha nulla di diverso da tutte le altre. E’ terribile.

Sono in un internet point, ho poco tempo e poche parole. Vi lascio il link degli articoli:

su Repubblica.

e su L’Espresso

e un’indignazione abbastanza impotente, per adesso.

[perdonate gli errori, ho notato che questo pc non va tanto d'accordo con wp]

da Biografia della fame - A. Nothomb 

[...]Va inoltre precisato che la mia fame è da intendersi nel senso più ampio: se fosse stata solo fame di alimenti, forse non sarebbe stata così grave. Ma esiste una fame che è solo di cibo? Esiste una fame del ventre che non sia indizio di una fame più generalizzata? Per fame, intendo quel buco spaventoso di tutto l’essere, quel vuoto che attanaglia, quell’aspirazione non tanto all’utopica pienezza quanto alla semplice realtà: là dove non c’è niente, imploro che vi sia qualcosa.

A lungo ho sperato di scoprire in me un Vanuatu. A vent’anni, leggere attraverso la penna di Catullo quel verso di vana esortazione a se stesso “Cessa di volere”, mi lasciò intravedere che se un poeta come lui non ci era riuscito, neanch’io ce l’avrei mai fatta.
La fame è volere. È un desiderio più grande del desiderio. Non è la volontà, che è forza. Non è neanche una debolezza, perché la fame non conosce passività. L’affamato è qualcuno che cerca.
Se Catullo cede alla rassegnazione, è proprio perché non è rassegnato. C’è nella fame una dinamica che proibisce di accettare il proprio stato. È un volere che è intollerabile.
Mi direte che il volere di Catullo, che è la mancanza d’amore, l’ossessione dovuta all’assenza dell’amata, non c’entra niente. Eppure il mio linguaggio vi intuisce un registro identico. La fame, quella vera, che non è la frenesia di un capriccio, la fame che strappa il cuore e svuota l’anima della sua sostanza, è la scala che conduce all’amore. I grandi amanti sono stati educati alla scuola della fame.
Gli esseri che sono nati sazi – ce ne sono molti – non conosceranno mai questa angoscia incessante, questa attesa dinamica, questo stato febbrile, questa miseria che tiene svegli giorno e notte. L’uomo si costruisce a partire da quello che ha conosciuto nel corso dei primi mesi di vita: se non ha sperimentato la fame, sarà uno di quegli strani eletti, o di quegli strani dannati, che non edificheranno la loro esistenza sulla mancanza.[...]