Archiviazioni mensili: Settembre 2006

Qualche novità.
La bici è pronta, già da un po’. E’ una piccola scassona, spesso non regge il confronto con le sorellastre superaccessoriate che incontriamo per strada. E quando siamo in giro io provo a rassicurarla: “l’importante è essere belli dentro”, le dico. Allora lei si consola macinando incredibili salite col suo cambio shimano praticamente intatto.

Pedalare è un’attività davvero interessante! pesso mi capita di incrociare sensazioni_immagini_odori che credevo appartenessero ormai a stagioni lontane: mentre pedalo mi si piantano in faccia questi rimasugli d’estate, raggi bollenti, odori di crema solare, di mare affollato, la gioia da spiaggia dei bambini, assoluta e incorrotta. Oppure potrei parlarvi di certi assurdi anticipi d’inverno, odore di neve, brividi di gelo e camini e tetti che sputano fumi natalizi. Lungo i muri poi, o tra i marciapiedi e l’asfalto, sapeste quanti avanzi di primavere, erbette fresche e silenziose, timidi fiori urbani. In fondo è solo un fondoschiena in equilibrio su due ruote, ma, con il vento che ti soffia forte in faccia, pare che le sensazioni si amplifichino tutte come d’incanto. Mah!

Qualche comunicazione.
Ci sono poco perché sono in giro, perché ho problemi familiari, perché ho una connessione del piffero. Volevo dire che tornerò appena posso, che sono grata a chi mi scrive certe parole che sono tesori, che riproverò a parlare, a scrivere, a spiegare cose appena starò meglio, appena smetterò di sentirmi così pesante e di ammazzare gli sfoghi in gola, e che sto ideando un piano per sequestrare tutti gli amici che non hanno più tempo per quattro chiacchiere e una birra.

A presto.

Dopo averla desiderata tanto, dopo aver invidiato abbondantemente quelle degli altri,

sto per andare a costruire la mia bicicletta.

[n.b. proverò a documentare l'impresa]

14 settembre, ore 19.00

Dal mio nuovo nido*, che si compone, tra l’altro, di una cucina anni ‘60 in tinta arancio che intimiderebbe Warhol, traccio le traiettorie quotidiane, ogni sera per il giorno dopo, e preparo ciò che agli occhi altrui appare come un incedere perfettamente consapevole, i percorsi della giornata stupendamente efficiente di un’Unità Base di Essere Umano Qualunque.

A volte, però, ho la fortuna di potermi ri-addentrare nel tetro Caos, chiedendo permesso timidamente, come quando manchi da molto dalla tua casa natale e sull’uscio un po’ indugi, ché mica lo sai bene se puoi entrare senza bussare. L’alienazione da catena di montaggio sostituito da un senso di sinistra familiarità, che si riacquista lentamente e diventa la morsa conosciutissima delle tue ansie, addestrata a concentrarsi sul primo dettaglio di carne o di ossa per una questione di pura sopravvivenza cerebrale.
Ad esempio può capitare che mi ritrovi a tastarmi le costole, esageratamente preoccupata della flessione insufficiente dello sterno: l’Unità Base in questione, mettiamo nella situazione tipo di rincorrere autobus, è costretta ad abbandonare la cyborg-illusione [ridatemi il mio Panzer Kunst!] e a fronteggiare, tutta muscoli in tensione, i suoi nove anni di catrame multinazionale, cosa che contribuisce a materializzare e sintetizzare, in un solo sussulto, le manifestazioni latenti ed occasionali del Senso di Inadeguatezza e/o delle considerazioni sul Tempo Bruciato in attività malsane e poco conciliabili con quelle attuali.
O può capitare quando la fisiologia tradita del rachide cattura a tradimento l’attenzione: zoom sull’irreversibilità del suo stato. L’Unità Base in questione, pur di mantenere l’inservibile primato di non aver mai, dico Mai!, messo piede in uno di quegli edifici in cui devi pagare qualcuno che ti faccia sudare e stancare e di aver snobbato qualsiasi preghiera di star dritta su quel banchetto/banco/scrivania, oggi convive con la sua cifosi e il suo accenno di scoliosi (e una sciatica occasionale della cui origine, somatica o no, ancora si dibatte), con tutto un disporsi a cazzo di vertebre di cui radiazioni biennali documentano i disastrosi progressi.

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15 settembre, ore 2.24 a.m.
Visto che il blog è mio, adesso vorrei parlare del ritorno di Santoro in tivvù e della discussione che ne è seguita da queste parti. Il suo programma mi sembra vecchio, le puntualizzazioni stantìe, Travaglio Secondo Me è un po’ bacchettone e i giornalisti sembrano poco preparati. Solo che poi il programma lo si deve per forza sfumare alla fine per fargli i dispetti?! e per costringere, così, il Santoro/Santone a perseverare nelle sue rivendicazioni disarticolate, che mancano di argomentazioni, sempre uguali da quattro anni a questa parte?!Stasera ci si occupava di immigrazione. In un servizio sulla periferia lombarda apparivano due ragazzi, poco più che ventenni, a detta loro ex-teste calde, oggi apprezzati dai vicini poiché fungono da servizio d’ordine, in assenza di forze addette, per gli immigrati molesti che popolano il loro quartiere da qualche anno. Ad un mio *sgrunt* è partita l’accusa di iper-tolleranza.
Con iper-tolleranza si intende una giustificazione pronta per ogni malefatta extracomunitaria. Non è così, più che altro io mio domando perché se un italiano, che per giunta ammette quanto malamente si abbini l’aureola con la sua testa rapata, chiede risposte per un problema che anche io giudico reale, concreto, urgente, tipo, ad esempio, pretendere di non dover beccare una coltellata al primo angolo di strada, questi debba godere di una priorità rispetto ad un immigrato. Io non inverto la priorità, semplicemente non sento il concetto. E mi spaventa che spuntino fuori così facilmente scale di onestà, categorizzazioni spicciole, “io non sono razzista, quelli che lavorano vanno bene”, cucite addosso all’intruso, ma che magari non valgono per se stessi o per la propria cricca. Chi si giustifica? chi giustifica, allora? Chi cacchio è Beatrice Borromeo?
*nessun blog è stato maltrattato per colpa di un trasloco in corso.

Capo Redattore Rapata A Zero (nonché mio guru): - Hai visto la copia di settembre? -

Me (me ignara): - Ancora no! -

C. R. R. A Z.: - E forza, che aspetti! -

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Panico.

C. R. R. A Z.: - Non ho messo una tua foto perché temevo ci saresti rimasta secca, ma il golfo di Napoli ci sta bene uguale, no?! -

Panico.

E considerazioni sparse, tra cui: devo pensare seriamente alla buona educazione, diminuire le parolacce e cose così o lasciarmi andare alle sconcerie linguistiche da scaricatrice di porto? Il dettaglio del domicilio, poi, deriva dal fastidio che provo verso il cliché dello studente fuori sede di scienze della comunicazione integrato a san lorenzo, ma forse è solo invidia.

[Talvolta qualcuno decide di rischiare, di andare oltre il filo spinato che frappongo troppo spesso tra me e gli altri. Tutto questo mi costa giorni e giorni di dubbi sui miei presunti meriti, ma come si fa a spiegarlo?]

La tessitura del tempo ha “maglie dinamiche”

che spingono in avanti. Non si può

invertirlo, convincerlo a ripetersi.

Sono stata, non sono.

Vorremmo rovesciarlo, risalire,

ritrovare, scoprire il rimosso.

Ha aspettato millenni per essere vista

quell’altra faccia della luna.

Maria Luisa Spaziani.

Ancora un po’ gli indugi e i silenzi d’abisso, ancora un po’ lo svilimento del mattino, il mal di testa della sera, ancora un po’ le piogge che non piovono. Ancora un po’, anche se, basta!, vorrei tornare.