14 settembre, ore 19.00
Dal mio nuovo nido*, che si compone, tra l’altro, di una cucina anni ‘60 in tinta arancio che intimiderebbe Warhol, traccio le traiettorie quotidiane, ogni sera per il giorno dopo, e preparo ciò che agli occhi altrui appare come un incedere perfettamente consapevole, i percorsi della giornata stupendamente efficiente di un’Unità Base di Essere Umano Qualunque.
A volte, però, ho la fortuna di potermi ri-addentrare nel tetro Caos, chiedendo permesso timidamente, come quando manchi da molto dalla tua casa natale e sull’uscio un po’ indugi, ché mica lo sai bene se puoi entrare senza bussare. L’alienazione da catena di montaggio sostituito da un senso di sinistra familiarità, che si riacquista lentamente e diventa la morsa conosciutissima delle tue ansie, addestrata a concentrarsi sul primo dettaglio di carne o di ossa per una questione di pura sopravvivenza cerebrale.
Ad esempio può capitare che mi ritrovi a tastarmi le costole, esageratamente preoccupata della flessione insufficiente dello sterno: l’Unità Base in questione, mettiamo nella situazione tipo di rincorrere autobus, è costretta ad abbandonare la cyborg-illusione [ridatemi il mio Panzer Kunst!] e a fronteggiare, tutta muscoli in tensione, i suoi nove anni di catrame multinazionale, cosa che contribuisce a materializzare e sintetizzare, in un solo sussulto, le manifestazioni latenti ed occasionali del Senso di Inadeguatezza e/o delle considerazioni sul Tempo Bruciato in attività malsane e poco conciliabili con quelle attuali.
O può capitare quando la fisiologia tradita del rachide cattura a tradimento l’attenzione: zoom sull’irreversibilità del suo stato. L’Unità Base in questione, pur di mantenere l’inservibile primato di non aver mai, dico Mai!, messo piede in uno di quegli edifici in cui devi pagare qualcuno che ti faccia sudare e stancare e di aver snobbato qualsiasi preghiera di star dritta su quel banchetto/banco/scrivania, oggi convive con la sua cifosi e il suo accenno di scoliosi (e una sciatica occasionale della cui origine, somatica o no, ancora si dibatte), con tutto un disporsi a cazzo di vertebre di cui radiazioni biennali documentano i disastrosi progressi.

15 settembre, ore 2.24 a.m.
Visto che il blog è mio, adesso vorrei parlare del ritorno di Santoro in tivvù e della discussione che ne è seguita da queste parti. Il suo programma mi sembra vecchio, le puntualizzazioni stantìe, Travaglio Secondo Me è un po’ bacchettone e i giornalisti sembrano poco preparati. Solo che poi il programma lo si deve per forza sfumare alla fine per fargli i dispetti?! e per costringere, così, il Santoro/Santone a perseverare nelle sue rivendicazioni disarticolate, che mancano di argomentazioni, sempre uguali da quattro anni a questa parte?!Stasera ci si occupava di immigrazione. In un servizio sulla periferia lombarda apparivano due ragazzi, poco più che ventenni, a detta loro ex-teste calde, oggi apprezzati dai vicini poiché fungono da servizio d’ordine, in assenza di forze addette, per gli immigrati molesti che popolano il loro quartiere da qualche anno. Ad un mio *sgrunt* è partita l’accusa di iper-tolleranza.
Con iper-tolleranza si intende una giustificazione pronta per ogni malefatta extracomunitaria. Non è così, più che altro io mio domando perché se un italiano, che per giunta ammette quanto malamente si abbini l’aureola con la sua testa rapata, chiede risposte per un problema che anche io giudico reale, concreto, urgente, tipo, ad esempio, pretendere di non dover beccare una coltellata al primo angolo di strada, questi debba godere di una priorità rispetto ad un immigrato. Io non inverto la priorità, semplicemente non sento il concetto. E mi spaventa che spuntino fuori così facilmente scale di onestà, categorizzazioni spicciole, “io non sono razzista, quelli che lavorano vanno bene”, cucite addosso all’intruso, ma che magari non valgono per se stessi o per la propria cricca. Chi si giustifica? chi giustifica, allora? Chi cacchio è Beatrice Borromeo?
*nessun blog è stato maltrattato per colpa di un trasloco in corso.