
Ieri notte, dopo una lunga attesa catodica, La vita sognata degli angeli. Uno di quei film che non lasciano scampo: ogni volta mi rimane addosso giorni.


Ieri notte, dopo una lunga attesa catodica, La vita sognata degli angeli. Uno di quei film che non lasciano scampo: ogni volta mi rimane addosso giorni.

Nel bel mezzo di una serissima Operazione Nostalgia, compresa nel pacchetto Agosto di periferia, sono saltate fuori alcune foto (risoluzione sottoterra, pose instabili, etiliche) dell’estate 2005: il trullo dove ho vissuto per un mese, gli odori e i sapori, certe facce e certi luoghi. Location: Puglia e un po’ di Salento. Ne carico qualcuna sul mio Vox, che giace sconsolato in un angolo della rete ormai da più di un mese, credo. Fatemi sapere se da lì sentite anche voi l’odore del basilico.

In che modo si può usare un mese estivo, tutto intero, nella periferia_d’_origine quando i pochi amici capaci di sopportarti sono fuori, i pochi soldi nelle tasche inneggiano alla resistenza armata auspicando il ritorno del baratto e la mente vaga pericolosamente da una capitale d’europa all’altra, una per ogni fase REM, generando persino verosimilissimi aneddoti da raccontare?
Io ho scelto la via della guida estemporanea: ogni tanto prendo e vado, in stato di semi-incoscienza, con la mia Punto-sbirro alla ricerca di immagini da rubare alla Napoli agostana. Lascio qualche scatto e mi mantengo sul vago: potrei cadere nella tentazione di descrivervi anche l’esperienza off limits di lavorare in un pub di Mergellina la notte di ferragosto. E voi non meritate la mia pesantezza.
Ho tagliato la carne in pezzi uguali.
Ho sfilato la pelle scaglia a scaglia
Ho sventrato la pancia.
Ho graffiato le caviglie.
Ho conservato tutti gli organi più impuri.
Ho fatto colare fuori il sangue.
L’ho raccolto.
Ho nascosto il resto del corpo.
L’ho ripulito bene.
Federica Fracassi
da “Legittima Difesa”
L’essere umano non percepisce le presenze come tali, ma come assenze di assenze.
Prof. Renzo Carli
L’immagine che provo a costruire comprende nasi per aria, gridolini di meraviglia, suggestivi impatti. E’ un’immagine lontana, in questa stanza agosto coi suoi riti non riesce ad entrare. L’attesa degli amici o della fine dei tormenti si è consumata piano lungo tutto il pomeriggio, adesso il giorno rapprende, senza rimedio, in un unico coagulo di desideri. Che novità, non mi resta che sanguinare, non mi resta che ravvedermi dal gelo urtante dei tuoi no. Quei no che aprono voragini e dettano gli spasmi ai tessuti felini del mio stomaco. E gli evitamenti, l’affanno delle notti, sono solo gli orli del mio tremendo frammentarmi. E ricompormi. Tu rimandi, tiri avanti coi domani che ingrassano e s’ingrossano di questa stessa pingue abitudine. Io, invece, di oggi straripo, la mia pancia li contiene tutti, gli oggi maltrattati. Mancano tante ore all’appello del mio personale calendario e se pure è possibile questa surrealtà autogestita, condita da euforie consumate in parallelo, entusiasmi condivisi a paesi e paesi di distanza, io ancora non riesco a farmi bastare le stagioni, non posso continuare a dilatare i mesi, le primavere innanzitutto, se le estati sono sempre buchi neri.