Non è stato facile. Parlo di tutto il frattempo. Parlo anche del ritmo originario, battito digitale a cui non si sfugge, tenuto in vita dal led intermittente di una urgenza in standby.
Ho fatto a meno dei mobili, ho abbassato i soffitti, ristretto gli orizzonti, congelato gli entusiasmi. Mi sono rimandata, e rispedita al mittente come un pacco confezionato male, causa destinatario sconosciuto, trasferito, mai esistito.
Ho viaggiato in container, stretta in standard di dimensioni e peso, annusato il tossico e masticato il chimico di un’attesa per niente romantica. Aspettavo il riscatto e la rivalsa, aspettavo la libreria di fiducia, la birra con le amiche, il ventilatore d’estate, la bicicletta con le marce, l’avreste trovato ridicolo, ma mi sarebbero bastati. Volevo scrivere per avere il sollievo, ma la scrittura generava ferite, e ogni tappa del mio viaggio di merce mancava di veri approdi, erano solo brusche frenate, strattoni.
E poi il viaggio è finito. Mi hanno spostata, allineata, incolonnata, impilata e contata. Ma io non c’ero più. Mi contavano e non c’ero. Il mio cuore d’acciaio aveva capito come sgusciare via dalla condanna di nevrosi industriali.
Mi volevate a giustifica della vostra mancanza di coraggio, un capro espiatorio, una disadattata, una che veste male, una che non si tinge i capelli in tempo, una così poco abituata a stare panciaindentropettoinfuori, che a camminarci coi tacchi sulla schiena, sai che ridere. Questo vi serviva.
Mi volevate seminuda nel fango, a vergognarmi di cellulite e costumi fuori moda, mi volevate assordata dalla batteria dei vostri protocolli da vera donna, accecata dai fuochi d’artificio che sapete fare, spregiudicate, ma difficilmente emancipate, in visibilio davanti ai miei rossori.
Non capite. Io sono nata persa. Mi volevate a competere, senza capire che sono nata già persa, che la mia sintassi funziona soltanto con la grammatica della sconfitta, sillabate: fal-li-men-to. Trascinata sul piano della competizione, io praticamente precipito, proprio non sento il piano sotto i piedi.
Ancora prima di volermi raccontare, ho già combattuto la battaglia contro il rigore della Regola. Se qualcuno mi cerca, io sono in una stanza – vista mare – nell’Eccezione. Non fatemi perdere altro tempo.
Archiviato in:primo quarto, crescente